LEGGI NOCI » Giovanni D’Ambruoso Tue, 23 Jan 2018 09:19:20 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.3.15 /wp-content/uploads/2015/11/cropped-logo-ico-quilia-32x32.png » Giovanni D’Ambruoso 32 32 Mozzarella dop: “Noci gioca ruolo fondamentale” /2017/09/07/mozzarella-dop-noci-gioca-ruolo-fondamentale/ /2017/09/07/mozzarella-dop-noci-gioca-ruolo-fondamentale/#comments Thu, 07 Sep 2017 10:46:07 +0000 /?p=16890 NOCI – Non si placano le polemiche rilanciate dagli operatori campani dopo l’avvio dell’iter per il riconoscimento della mozzarella di Gioia del Colle DOP pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 200 del 28 agosto scorso. All’associazione “Treccia della Murgia” il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ha riconosciuto la denominazione di origine protetta scatenando l’ira degli operatori campani che vedono minata l’integrità della denominazione per la mozzarella di bufala campana.

delizia-giovanni-dambruosoUn iter complesso quello della denominazione territoriale che ha visto l’impegno di più forze e in cui Noci sembra essere più che protagonista. «È da dieci anni che combattiamo per il riconoscimento della denominazione di origine protetta» dichiara Giovanni D’Ambruoso, tra i maggiori produttori caseari del territorio e componente del comitato promotore per la denominazione. «Inizialmente doveva essere Noci ad ottenere il riconoscimento per la treccia ma è mancata la documentazione storica necessaria per il riconoscimento della Treccia della Murgia (da cui il logo registrato ndr) e così, pur di non perdere l’opportunità, che può essere volano di crescita di tutto il territorio delle colline murgiane baresi e tarantine, abbiamo riconosciuto la validità storica di Gioia del Colle». Infatti nel disciplinare pubblicato in Gazzetta Ufficiale si legge che la zona di produzione è suddivisa per la provincia di Bari nelle città di Acquaviva delle Fonti, Alberobello, Altamura, Casamassima, Cassano delle Murge, Castellana Grotte, Conversano, Gioia del Colle, Gravina in Puglia, Locorotondo, Monopoli, Noci, Putignano, Sammichele di Bari, Santeramo in Colle, Turi; in provincia di Taranto: Castellaneta, Crispiano, Laterza, Martina Franca, Massafra, Mottola. E sulla polemica D’Ambruoso risponde: «secondo me è un fuoco di paglia dettato dalla paura. Il mercato delle mozzarelle è in continua espansione e il nome “mozzarella” è conosciuto in tutto il mondo, i campani temono un’inflazione della loro produzione autoctona, ma le due mozzarelle sono ben distinte».

piero-laterza-allevatori«È un orgoglio per noi e per tutto il mondo allevatoriale il riconoscimento della dop per la mozzarella del nostro territorio – dichiara invece il presidente regionale degli allevatori Pietro Laterzadal nostro punto di vista la polemica è sterile ed infondata, parliamo di due stili di produzione diversa derivante da latte diverso. Noci tra l’altro gioca un ruolo fondamentale in questa situazione in quanto non solo è tra gli organismi proponenti, ma grazie alle aziende presenti sul territorio sarà quella che darà l’apporto maggiore in termini di produzione e qualità del prodotto».

Dubbi sulla protesta campana emergono anche a livello politico in quanto le controdeduzioni vanno presentate entro trenta giorni dalla data di pubblicazione in GU. «Quella dei campani mi pare una posizione assolutamente infondata – dichiara l’onorevole Enzo Lavarra alla Gazzetta del Mezzogiorno – Per definizione il riconoscimento di una DOP si fonda sull’unicità della materia prima e della tecnica produttiva, e non v’è dubbio che la mozzarella di Gioia del Colle sia unica per la materia prima (il latte vaccino), per la tecnica produttiva (a siero-innesto), e per la documentata storia commerciale. Quanto agli argomenti della protesta campana, siamo in attesa di un’eventuale procedura di opposizione. Il loro è un annuncio, per questo bisogna replicare prima con l’argomento di sostanza. A me non risulta che ci sia una procedura formale di opposizione. Se la avanzeranno, vedremo gli argomenti addotti e questi saranno valutati dall’ufficio ministeriale che ha fatto l’audizione pubblica generale senza registrare, peraltro, alcuna contestazione. Comunque sia, l’eventuale procedura di opposizione sarà valutata nel merito dall’Ufficio ministeriale e dalla Regione Puglia». Superata la soglia temporale si dovrà comunque attendere il responso della Commissione Europea per il via libera all’etichettatura della “Mozzarella di Gioia del Colle DOP”.

Di seguito la Gazzetta Ufficiale n.200 del 28 agosto 2017 in cui è riportato il disciplinare per il riconoscimento della “Mozzarella di Gioia del Colle DOP” (da pag. 72).

Gazzetta Ufficiale n.200-pdf

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Delizia SpA festeggia 25anni “in crescendo” /2017/05/02/delizia-spa-festeggia-25anni-in-crescendo/ /2017/05/02/delizia-spa-festeggia-25anni-in-crescendo/#comments Tue, 02 May 2017 16:41:01 +0000 /?p=14569 NOCI – È una delle realtà imprenditoriali locali più in salute e punta ad essere riferimento per il comparto lattiero-caseario dell’intera regione. Affermata sul piano nazionale, ora si appresta a calcare i mercati internazionali e per l’occasione ha aperto un secondo opificio oltre a quello già esistente.

Delizia SpA, marchio Deliziosa, domenica 30 aprile ha festeggiato i suoi 25 anni di attività sfoderando il meglio che l’imprenditoria del settore potesse offrire. Atmosfera delle grandi occasioni in viale Dei Saperi, nella zona industriale nocese, dove l’azienda ha il suo quartier generale da circa 10 anni dopo il trasferimento dalla ex sede di via Le Lamie.

Hostess d’accoglienza, azienda tirata a lucido, operai a lavoro nonostante il giorno festivo sparsi nei 6.500mq di spazio industriale, per mostrare a chiunque che il prodotto Made in Noci raggiunge standard qualitativi eccezionali. Dalla visita in azienda, curata dallo staff interno, i visitatori hanno potuto rendersi conto del processo di produzione che va dalla raccolta del latte al prodotto finito. Dulcis in fundo, il caciocavallo in grotta, attualmente prodotto di punta dell’azienda casearia.

A seguire presentazione al pubblico coordinata dal direttore di Tg Norba Vincenzo Magistà con un parterre di tutto rispetto composto da rappresentanti istituzionali e tecnici riconosciuti, tutti insieme a raccontare le merabilia di un’azienda che ha sfidato e continua a sfidare le leggi della crisi economica. Sul palco il sen Piero Liuzzi e la sottosegretaria al MIUR Angela D’Onghia che per l’occasione ha omaggiato il patron Giovanni D’Ambruoso con una targa, e il sindaco Domenico Nisi. Il lato tecnico era rappresentato da Michele Faccia, docente di Tecnologia Casearia e Delegato del Rettore dell’Università di Bari; Carlo Loiudice, direttore del Servizio Veterinario area B; Giuseppina Tantillo, docente Facoltà di Medicina Veterinaria Università degli Studi di Bari, e dal docente di Metodologie e Determinazioni Quantitative d’Azienda 2 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Francesco Lenoci. Proprio quest’ultimo ha presentato l’azienda attraverso un messaggio molto accorato legato alla territorialità e alle radici sotto il motto “il sapore che ti Puglia”.

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Infatti la storia dell’azienda si lega a doppio nodo con il territorio pugliese e con la tradizione di famiglia. Precursore di tutto è Giuseppe D’Ambruoso, capostipite di tre generazioni legate al mondo allevatoriale. Giovanni D’Ambruoso è il deus ex machina dell’intera attività che un domani con molta probabilità verrà lasciata al figlio Giuseppe, già da oggi in azienda. Ed è proprio il presidente Giovanni D’Ambruoso a presentare alla platea i progressi dell’azienda dal 2010 ad oggi dedicando il suo intervento agli operai e agli allevatori che credono nell’azienda. «Un allenatore non conta nulla se non ha buoni giocatori» ha esordito. E poi i numeri. Gli allevatori del territorio che hanno deciso di conferire il latte all’azienda sono passati da 65 nel 2010 a 113 nel 2016 con una punta di 140 nel 2015. D’Ambruoso giustifica così il dato: «È il segno di una selezione per portare sempre un miglior prodotto. Minori allevatori, maggiore qualità e quantità». Nello stesso periodo la forza lavoro è aumentata da 65 operai a 178 «ma non sono inclusi i padroncini che ogni giorno trasportano i nostri prodotti». Tutto ciò porta ad un fatturato annuo che dai 14,94 milioni di euro del 2010 ha toccato i 40,40 del 2016 e che è stimato in 46milioni di euro per il 2017. Numeri da capogiro che testimoniano un andamento in crescendo. «Ma non ci fermiamo qui – ha aggiunto Giovanni D’Ambruoso – rinnoveremo ancora l’azienda con prodotti di maggiore qualità. A settembre pensiamo di lanciare sul mercato nuovi prodotti senza lattosio e a basso contenuto di colesterolo. Se noi per primi possiamo mangiare questo tipo di prodotto vuol dire che lo possiamo offrire agli altri».

Dal dibattito sviluppatosi all’interno del nuovo opificio è emerso che il territorio pugliese può offrire molto alle imprese locali e che serve fare rete per mettere insieme il mondo imprenditoriale, con quello istituzionale e comunicativo per crescere tutti insieme favorendo economia, lavoro e benessere.

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