LEGGI NOCI » figli Fri, 01 Sep 2017 15:42:38 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.3.11 /wp-content/uploads/2015/11/cropped-logo-ico-quilia-32x32.png » figli 32 32 Blue Whale, i genitori vigilino sui figli /2017/05/21/blue-whale-i-genitori-vigilino-sui-figli/ /2017/05/21/blue-whale-i-genitori-vigilino-sui-figli/#comments Sun, 21 May 2017 05:31:38 +0000 /?p=14898 NOCI – Che la pubblicizzazione dei suicidi da parte dei mass media potesse suscitare comportamenti imitativi nel grande pubblico lo sapevamo già dal lontano 1774 quando la diffusione del romanzo di Goethe, I dolori del giovane Werther, vide lo spopolare di una nuova moda: in molti cominciarono a vestirsi e a comportarsi esattamente come il personaggio del racconto. Qualcuno si uccise anche, rispecchiando ed emulando la sofferenza di Werther che, innamorato di una donna ma non corrisposto, mise volontariamente fine alla sua vita sparandosi alla testa.

Il sociologo Durkheim così, aveva riempito scaffali copiosi della letteratura psicologica affermando che il suicidio si può comunicare per contagio da una persona all’altra. E a distanza di decenni, la sua tesi regge più forte che mai.

A balzare agli onori della cronaca infatti è il terrificante gioco online che ha condotto alla morte già 157 adolescenti. Si chiama Blue Whale ed è nato in Russia ma si è presto diffuso in Francia, in Gran Bretagna, in Brasile e pare essere arrivato anche in Italia. Sebbene alcuni siano convinti di essere alle prese con una notizia commediante e non credono alle dichiarazioni rilasciate dai genitori di figli deceduti pensando, al contrario, di non avere sicuri e comprovati collegamenti tra realtà e supposizioni, il fenomeno non può non essere approfondito con le dovute attenzioni che merita.

Il gioco si caratterizza di livelli a difficoltà crescente appositamente studiato da manipolatori adibiti a dettare le regole di svolgimento. Per cinquanta giorni il “curatore” che segue l’andamento del passatempo infernale di ciascuno, prescrive il comportamento da adottare quotidianamente e che consiste ad esempio nel tagliarsi la mano, farsi incisioni a sangue sul corpo, disegnarsi sul braccio balene blu, guardare pellicole horror, uscire di notte e vagare per la strada. La spirale diabolica continua in questo modo con prove da superare sempre più irrazionali fino a che il “tutor” comunica la data in cui il giocatore deve suicidarsi lanciandosi dal palazzo più alto della città. C’è di più, l’ultimo livello del gioco deve essere filmato da qualcuno e trasmesso in rete.

Trattasi, in maniera lapalissiana, di un gioco malato quanto potentissimo che riesce a far leva sui meccanismi mentali più fini dell’essere umano e che coinvolge ragazzini dai 9 ai 17 anni volenterosi di superare ogni livello per poter diventare “eroi” all’interno della community virtuale.

Al di là di ogni sensazionalismo, il monito che assurge ad imperativo è quello rivolto ai genitori di bambini e adolescenti che devono vigilare e controllare continuamente link, siti e cronologie sui pc e sui telefoni dei propri figli. Il gioco infatti ordina di non parlare con nessuno per cui importantissimo diventa osservare e captare comportamenti e dettagli di comportamenti anomali di questi ragazzi che sin da piccolissimi hanno troppa possibilità di accesso alla rete.

Il caso del suicidio a Livorno di poche settimane fa palesemente collegato al Blue Whale invita ancora maggiormente a prestare una inesorabile opera di sorveglianza da parte degli adulti.

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Italiani-mammoni: le cause della dipendenza /2016/12/11/italiani-mammoni-le-cause-della-dipendenza/ /2016/12/11/italiani-mammoni-le-cause-della-dipendenza/#comments Sun, 11 Dec 2016 06:40:17 +0000 /?p=12002 NOCI – L’Eurostat ha sentenziato: gli italiani sono tra i più mammoni d’Europa. Ebbene sì, staccarsi dalla famiglia di origine in nome dell’indipendenza e dell’autogestione perviene ad argomento dibattuto caldamente nell’attuale periodo storico.

In Italia, il 67,3% di coloro che hanno tra i 18 e i 34 anni vive beatamente sotto il tetto di casa di mamma e papà. Secondo solo alla Slovacchia, il nostro paese sembra staccare di ben 20 punti la media europea pari al 47,9%. C’è di più: l’analisi sociologica dell’Ufficio Statistico dell’Unione Europea ha evidenziato come il fenomeno cresca vistosamente nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni (cioè quando gli studi sarebbero completati e si dovrebbe intraprendere un’attività professionale) e tra i maschi che si contano essere il 73,6% del totale.

Ma quali i motivi del cordone ombelicale che fatica ad essere rescisso?

Probabilmente la difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro assurge a precipuo fattore. Pare ovvio, d’altronde, che la scarsa offerta ventagliata da parte del settore occupazionale ai giovani adulti (pure brillantemente titolati) o la precarietà dell’incarico stesso magari ottenuto, non permettono di spiccare il volo, non permettono di vivere autonomamente, non permettono nemmeno di compare casa. Affitti troppo salati, costi esageratamente alti degli immobili e prezzi paurosamente elevati persino sulle etichette dei prodotti nei supermercati, conducono facilmente a rinunciare a qualsiasi tentativo di emancipazione.

Ma attenzione, ad onor del vero va rammentato che numerosi sono i casi di coloro i quali si dicono professionalmente realizzati e che pure persistono nell’abitare in casa dei propri genitori. La subordinazione, in molte altre situazioni, si fa quindi affettiva.

Alla comprensione di tale evidenza ci viene in soccorso la letteratura psicologica: la relazione di attaccamento tra madre e figlio è quella che decreta le forme della personalità di ciascuno nonché la qualità dei rapporti futuri del nuovo nato. La genitrice, mondo unico e solo del bambino, conosce naturalmente i tempi che dettano il processo di separazione prima e di differenziazione dopo del piccolo, sa quando è il momento di cominciare gradualmente a slegarsi. Mamme invadenti e irregolarmente protettive che non danno vita per incapacità o pigrizia a questo corso ordinario vitale, non consentono alla prole la riuscita positiva dello sviluppo individuale, emettendo la condanna di eterna dipendenza.

Quale che sia la spiegazione cucita su ciascun singolo accidente, appare chiaro che necessità e convenienza si fondono e si confondono non lasciando intravedere quasi mai spiragli di autarchia.

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Mamma, papà, voi non capite… /2016/03/28/mamma-papa-voi-non-capite/ /2016/03/28/mamma-papa-voi-non-capite/#comments Mon, 28 Mar 2016 05:42:24 +0000 /?p=7071 NOCI – Ma perché mamma e papà non capiscono? Hanno sempre da ridire: sui vestiti, sulle mie preferenze, sugli amici da frequentare, su quando e dove uscire. Sono nati vecchi, ma li hanno mai avuti 12 anni? Sono mai stati adolescenti? Basta che stanno loro in compagnia, basta che criticano gli altri, contenti solo di stare al telefono con chi vogliono loro. Cioè, veramente, mi sembrano dei viziati, sicuramente incapaci di ascoltarmi. Per fortuna i soldi me li danno. Ecco, intorno ai 12 anni succedono tre cose:

– La prima è una tragedia vera e propria. Non siamo più bambini spensierati, bambini inconsapevoli di sé stessi, che giocano e basta, che si possono buttare tra le braccia di mamma o papà, che ancora vogliono dormire nel lettone, che li distrai con niente. Quella felice età dell’inconsapevolezza ci abbandona, definitivamente. Qualcosa in noi ci dice che sta avvenendo un passaggio irreversibile e quella beata fanciullezza tramonta, per sempre. È un fatto pesante da accettare.

– Contestualmente avviene una seconda cosa, il nostro corpo si trasforma e si apre alla sessualità. I nostri organi sono capaci di riprodurre ed a noi, poco più che bambini, questo ci scuote, ci spaventa. Allo stesso tempo subiamo una tempesta ormonale che un uragano al confronto è niente, rispetto allo scombussolamento emotivo che viviamo. Come si fa a contenere quegli impulsi sessuali, che nemmeno conosciamo? Siamo disorientati e soli. Profondamente soli. Perché se pure i compagni, o qualche insegnante, o qualche genitore più responsabile ci parla e ci spiega, siamo comunque incapaci di comprendere del tutto quanto ci viene detto, semplicemente perché è tutto così nuovo e strano per noi. In questa fase avremmo bisogno di empatia, di vicinanza. Avremmo bisogno di genitori capaci di entrare nei nostri inquieti sentimenti, senza agitarli ulteriormente.

– Infine succede una terza cosa, cominciamo piano piano a diventare coscienti di noi stessi, cominciamo a chiederci chi siamo. È in questa fase che abbiamo bisogno di identificarci, prendendo le distanze dagli altri, per comprendere meglio noi stessi. E qui ancora difficoltà, perché spesso i nostri bizzarri tentativi di affermare, anche per tentativi, un qualche tratto della nostra personalità, puntualmente qualcuno viene a castrarci, per omologarci alla collettività.

In questa profonda e sconvolgente trasformazione, purtroppo, vedo i miei genitori impreparati. Se solo fossero stati accompagnati nella fase della loro adolescenza, come vorremmo esserlo noi, forse adesso saprebbero cosa fare. E invece giù, con frasi fatte come “il genitore è il mestiere più difficile al mondo”. Mamma e papà, un mestiere, mi pare, è una cosa per cui si è pagati. Invece il genitore è un ruolo privilegiato, vuol dire che la vita ti ha dato la possibilità di onorare una responsabilità, la possibilità di crescere e maturare insieme ad un’altra persona, me, venuta al mondo grazie a te. E se anche il mio arrivo fosse stato un errore, a maggior ragione ritenetevi fortunati, perché avete la possibilità di recuperare. Tra un po’ prenderò il volo e tutto quello che davvero conta, e che porterò in dote ai miei figli, è l’immagine di voi che saprete darmi adesso.

Forza mamma, forza papà.

 

(foto fonte: www.deejay.it)

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