LEGGI NOCI » festa Wed, 06 Sep 2017 14:35:45 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.3.11 /wp-content/uploads/2015/11/cropped-logo-ico-quilia-32x32.png » festa 32 32 Otrè Team Acque Libere, festa del podio a Ugento /2017/09/05/otre-team-acque-libere-festa-del-podio-a-ugento/ /2017/09/05/otre-team-acque-libere-festa-del-podio-a-ugento/#comments Tue, 05 Sep 2017 05:30:49 +0000 /?p=16835 NOCI – Sabato 2 settembre ancora gare in acque libere ed ancora i nostri nuotatori Otrè sul podio. Si è svolta a Torre Mozza, località balneare del Salento meridionale territorialmente appartenente al Comune di Ugento, l’ultima tappa del campionato nazionale e campionato interregionale di nuoto di fondo in acque libere organizzato dalla Snalsea in collaborazione con AICS e Swimaq.

Due le gare disputate con partenza da Lido “La Giurlita”, la mattina sulla distanza dei 5km e nel pomeriggio di 1km. Una giornata caratterizzata da mare inizialmente abbastanza calmo ma con modo ondoso in aumento rendendo alquanto impegnativo il percorso organizzato, per l’occasione, in forma rettangolare con perimetro da 1km delimitato da quattro boe di virata. La Otrè SSD, del presidente Gabriella Fusillo e dei coach Matilde Petruzzi e Ippazio Pinca, ha schierato una squadra di nuotatori esperti e di alto profilo che non ha mancato di imporsi caparbiamente in entrambe le gare. La gara mattutina, che ha previsto cinque giri del percorso, ha visto trionfare la Otrè Team Acque Libere con ben sei atleti nelle prime sette posizioni assolute. Vince la gara dei 5km il fenomeno nocese sedicenne Stefano Perta che chiude in 1h04’37”, terzo assoluto e medaglia d’argento di categoria il diciassettenne Giuseppe Ventaglini che ferma il crono a 1h06’55”. A seguire per la Otrè si piazzano, al quarto posto assoluto e bronzo di categoria il sedicenne Paolo Agrusti con il tempo di 1h12’29”, quinta assoluta e oro di categoria la quindicenne Valeria Quiete con 1h13’45”, sesto assoluto, oro di categoria e primo master assoluto il quarantaquattrenne Francesco Agrusti con 1h15’06, settimo assoluto, oro di categoria e secondo master assoluto il cinquantenne Antonio Tinelli che chiude in 1h15’07”. Concludono gli arrivi per la Otrè il trentaseienne Sabino Nitti con 1h23’12”, undicesimo assoluto e oro di categoria e il quarantasettenne Gianvito Resta che ferma il crono a 1h30’28”, quattordicesimo assoluto e argento di categoria.

Atleti premiati a Ugento gara 1km
Atleti premiati a Ugento gara 1km

Nel pomeriggio 34 gli atleti al cancelletto di partenza per la 1km, gara sprint e con mare ancora più mosso. Ma i nuotatori della Otrè non concedono nulla agli avversari e ripropongono quasi lo stesso copione della mattina. Ancora vittoria assoluta ed ancora Stefano Perta a dominare con il tempo di 10’58”. A completare il podio assoluto e relative posizioni di categoria sono Giuseppe Ventaglini, argento con il tempo di 11’17”, e Paolo Agrusti, medaglia di bronzo con il tempo di 11’43”. Valeria Quiete si piazza quarta assoluta con il tempo di 13’04” nonché oro di categoria e prima donna assoluta, Antonio Tinelli ferma il crono a 13’57” ed è 9° assoluto, vince l’oro di categoria ed è primo master assoluto, al 14° posto assoluto con il tempo di 15’06” arriva Gianvito Resta che vince l’oro di categoria ed al 17° posto assoluto con 16’06” ed oro di categoria si colloca Sabino Nitti.

La Otrè Team Acque Libere ipoteca un’altra vittoria di tappa in questo circuito – dichiara il coach Petruzzia coronamento delle numerose imprese in acque libere affrontate in questa torrida estate 2017. Ora la squadra si concede un meritato periodo di riposo per riprendere le attività agonistiche con più vigore ed entusiasmo in occasione della riapertura della struttura Otrè. L’11 settembre si potrà utilizzare la palestra ed il 18 settembre la piscina. A fine settembre, invece, riprenderanno gli allenamenti per la prossima stagione agonistica”.

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Madonna della Scala: la comunità monastica festeggia San Benedetto con Mons Intini /2017/07/13/madonna-della-scala-la-comunita-monastica-festeggia-san-benedetto-con-mons-intini/ /2017/07/13/madonna-della-scala-la-comunita-monastica-festeggia-san-benedetto-con-mons-intini/#comments Thu, 13 Jul 2017 05:55:16 +0000 /?p=15984 NOCI – Con una manifestazione sobria la comunità benedettina della Madonna della Scala ha festeggiato l’11 luglio il suo monaco fondatore San Benedetto da Norcia. Una messa sublimata dalla presenza di Mons Giovanni Intini, vescovo di Tricarico originario di Noci e molto legato alla sua città natìa che ne ha officiato la messa accompagnato dal Padre Abate.

madonna-scala-san-benedetto-mons-intiniUna santa messa molto partecipata quella svoltasi martedì all’interno dell’abazia nocese che Padre Abate Giustino Pege ha sottolineato come «un legame molto forte tra la comunità benedettina e la cittadinanza nocese». Legame e rapporto tra uomo e dio, e tra persone è stato il filo conduttore su cui si è basata l’omelia di Mons Giovanni Intini. Sulla base della Seconda Lettura di San Paolo, il vescovo nocese di Tricarico ha sottolineato il rapporto di figliolanza tra Dio e Gesù che rimanda ai rapporti famigliari coevi, «la relazione con dio non toglie la libertà dell’uomo ma tende a potenziare l’esistenza dell’uomo, una relazione che si basa su accoglienza, custodia, e ascolto. Accoglienza, quella parola che Dio sussurra all’uomo, custodia della parola di Dio, e l’ascolto che significa pazienza. E l’obiettivo di questa relazione qual è? Scoprire il timore del Signore e la conoscenza di Dio. Il timore del Signore ovvero non è la paura di Dio ma l’equilibrio della relazione uomo-Dio dove l’uomo è sempre accogliente nei confronti di Dio e Dio è sempre delicato nei confronti dell’uomo. Allora l’obiettivo è vivere in questo scambio amoroso. In questo percorso l’uomo si avvicina alla conoscenza di Dio».

Mentre su San Benedetto: «sulla conoscenza di Dio San Benedetto ha costruito la sua proposta di vita non solo per i suoi monaci, ma nei confronti di tutti. Non dobbiamo dimenticare che San Benedetto è il patrono di Europa e questo elemento ci fa pensare come il nostro continente, per antonomasia cristiano, ha perso il vigore di questa qualità della vita perché vive un tragico tramonto della propria fede».

Mons. Intini chiude la sua omelia con un rimando alla regola benedettina per eccellenza e uno sguardo al futuro. «Ora et labora – dice – non può essere valutata solo come “prega e lavora”, ma deve porgere anche attenzione all’oggi, operare per progettare una storia nel futuro di Dio. Un insegnamento quello di San Benedetto che ha attraversato i secoli ma che rimane di stretta attualità».

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Festa di San Giovanni 2017: la tradizione si rinnova /2017/06/26/festa-di-san-giovanni-2017-la-tradizione-si-rinnova/ /2017/06/26/festa-di-san-giovanni-2017-la-tradizione-si-rinnova/#comments Mon, 26 Jun 2017 08:40:45 +0000 /?p=15657 NOCI – Anche quest’anno, il 24 giugno scorso si sono svolti i festeggiamenti in onore di San Giovanni Battista, con la tradizionale festa rionale che, nonostante i numerosi anni, è sempre rimasta nel cuore di tutti i nocesi.

Già dalle prime ore della mattina, la statua del santo è stata esposta fuori dall’edicola in Largo San Giovanni e per l’intera giornata le vie del paese sono state animate da due gruppi di bassa musica. Infine, giunte le prime luci della sera, lungo l’estramurale di via Vittorio Emanuele sono state allestite le bancarelle, in numero ridotto rispetto agli scorsi anni, e i punti ristoro.

I festeggiamenti serali hanno avuto inizio con la celebrazione della santa messa presieduta da don Antonio, che ha accolto numerosi fedeli presso Largo San Giovanni, dove il sacerdote durante l’omelia ha raccontato gli episodi principali della vita del santo, uomo fermo e deciso da considerare come esempio di vita.

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L’intera serata è stata animata dalle voci e dall’allegra musica del gruppo Orchestra Spettacolo Simpatia, che ha intrattenuto e coinvolto i passanti con balli e note canzoni. Sul concludersi della festa, lo spettacolo musicale ha lasciato spazio al momento più atteso della serata, ossia la scalata dell’albero della cuccagna. Quattro ragazzi nocesi si sono arrampicati senza timore, superando la stanchezza e lo sporco del grasso che ricopre il palo, riuscendo dopo tre tentativi a giungere sulla cima dell’albero e recuperare le specialità culinarie tipiche del nostro territorio che vi erano stati appesi.

Tutti i presenti hanno assistito con attenzione alla presa dell’albero della cuccagna, incitando con grande entusiasmo i concittadini che da anni ormai, si mettono in gioco, regalando un’emozione sempre nuova ai grandi e soprattutto ai piccini, che con curiosità hanno assistito a questo spettacolo, divenuto parte integrante delle tradizioni nocesi.

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La magia della festa di San Giovanni (Parte seconda) /2017/06/24/la-magia-della-festa-di-san-giovanni-parte-seconda/ /2017/06/24/la-magia-della-festa-di-san-giovanni-parte-seconda/#comments Sat, 24 Jun 2017 05:55:58 +0000 /?p=15605 NOCI – Il 24 giugno, secondo il calendario liturgico, è il giorno dedicato a San Giovanni Battista, il quale, a differenza degli altri compagni di calendario, festeggia il giorno di nascita, e non di morte. A Noci i suoi festeggiamenti uniscono lo spirito di un quartiere dove tutti i suoi abitanti ne sono coinvolti. La parte sud del centro storico e dell’estramurale, si illuminano a festa rinnovando una tradizione che si perde nel tempo.

Grazie all’aiuto di Mario Gabriele, Pietro Gigante, Giovanni Laera del Centro Studi sui Dialetti Apulo-Baresi e di Vittorino Curci, andremo alla scoperta di una festa che ha tanto da raccontarci, tanto da essere divisa in prima e seconda parte. La suddivisione in paragrafi serve a facilitare la lettura, data la grande quantità delle informazioni, permettendo di interrompere il discorso quando si vuole, per riprenderlo in seguito.

Nella seconda parte della tradizione legata ai suoi festeggiamenti, scopriremo il vero legame tra i nocesi e il Santo, nonché due tradizioni che li hanno da sempre appassionati.

LA FESTA NEI SECOLI. Già dalla seconda metà del ‘500, dove oggi è collocata l’edicola votiva dedicata a San Giovanni, era presente una cappella sotterranea edificata per volontà di Scipione Sisto, primicerio del paese, ad immagine e somiglianza del sepolcro di Cristo e delle grotte-catacombe cristiane. Durante la costruzione della cappella fu commissionato un quadro con l’effige del Santo, di chiara scuola napoletana. Con la costruzione della cappella, incomincia anche la devozione nocese per San Giovanni e tale culto si trasformerà in una sagra rionale, la quale era organizzata da tutti gli abitanti della zona vicino alla chiesetta. Non ci sono date precise sull’inizio della devozione nocese, ma a partire dai primi anni del 1900 si istituisce la festa così come la conosciamo oggi.  Tra i primi curatori vi era il fabbro Antonio Basile (Stèse Mèste Rasòle), il quale la organizzava insieme ai suoi aiutanti. In seguito, nel 1930, Francesco Fusillo e suo figlio Anastasio (Cappedduzze), diventando i nuovi proprietari sia della chiesetta, sia dei palazzi adiacenti, organizzano i moderni festeggiamenti insieme agli abitanti del quartiere, coinvolgendo tra gli organizzatori il fabbro Antonio Morea (Taggljène) e il sellaio Antonio Miccolis (Séppelapònde).

Sulla sinistra, l’antica chiesetta dedicata a San Giovanni
Sulla sinistra, l’antica chiesetta dedicata a San Giovanni

Negli anni ’50, con la demolizione della cappella e la costruzione dei moderni palazzi, il quadro lascia il posto a un bassorilievo, tutt’oggi ancora presente nell’edicola votiva. Nel 1976, invece, il maestro nocese Mimmo Fiorelli realizza l’attuale statua in legno del Santo, la quale sarà appoggiata su un’apposita base realizzata dal falegname Giovanni Roberto, un altro collaboratore nei festeggiamenti. Quell’anno, la scultura è portata in processione per le vie del paese, venendo depositata, infine, nell’attuale edicola dell’omonima via. Le celebrazioni iniziano, così, a diventare sempre più popolari tra i nocesi tanto da arricchirsi di iniziative come il palo della cuccagna, la gara di trotto, la sagra del vino, la gara della bassa musica, i vari fuochi d’artificio, realizzati dal fuochista ufficiale di Noci Francesco Curci (Mejène), e le illuminazioni installate da Rocchetto Dogali (Rocchétte a Fenaliste). In seguito alla morte di Francesco Fusillo, il figlio Anastasio si farà promotore dell’organizzazione della festa, fondando il Comitato di San Giovanni, a cui si aggiungerà, nel 1986, Nicola Curci, il quale organizzerà la festa di San Giovanni fino ai giorni nostri, prendendo parte, nel 2000, al restauro della statua.

Purtroppo, dalla loro istituzione, i festeggiamenti non sono stati perpetui nel tempo, subendo negli anni diverse interruzioni come quella causata dallo scoppio della seconda guerra mondiale. A seguire, nel 1975, la festicciola rionale non vede la luce a causa della concomitanza con le elezioni amministrative e la candidatura a consigliere di un membro del comitato organizzatore. Nel 1988, ritorna dopo un buco durato ben 5 anni e in alcuni anni del primo decennio del nuovo millennio la festa si ridimensiona alla sola funzione religiosa. Nonostante tutto, la festa è riuscita ad arrivare fino ai giorni nostri e la speranza è quella di rinnovare di anno in anno il suo appuntamento, il quale da tanti secoli l’ha legata al nostro paese.

MUSICA MAESTRO. Un’altra delle tante peculiarità della festa di San Giovanni era la Bassa Musica, da non confondere con la banda cittadina Santa Cecilia – Giuseppe Sgobba o la banda da giro denominata Storico Gran Concerto Bandistico M° Giuseppe Chielli. Formata da 5 o 6 elementi e composta da tamburi, piatti, grancassa e pifferi, girava per il paese già dalle 8 del mattino e la sera si esibiva nel rione. Da tutti era considerata un’esibizione allegra e divertente, capace di portare il buonumore tra le vie cittadine. La sua popolarità ha portato, nel 1973, all’istituzione del Festival delle Basse Musiche, una manifestazione in cui si sfidavano alcune tra le migliori basse musiche dei paesi limitrofi. Inoltre, rimanendo sempre al tema musicale, sul palco allestito sull’estramurale, si esibiva la cosiddetta Orchestrina, ovvero uno spettacolo musicale in cui erano eseguiti brani di musica leggera e canti popolari. Durante questa manifestazione, era solita esibirsi la figura di Piripicchio, una famosa maschera barese novecentesca.

La bassa musica suona tra le bancarelle di Via Vittorio Emanuele
La bassa musica suona tra le bancarelle di Via Vittorio Emanuele

IL PAESE DELLE MERAVIGLIE. Arriviamo a uno degli elementi principali della festa rionale di San Giovanni, ovvero l’albero della cuccagna. Prima di parlare di questa tradizione, però, bisogna capire cos’è la cuccagna, prim’ancora che essa si trasformi nel famoso albero. Come riportato dal Vocabolario delle parole del dialetto napoletano che più si scostano dal dialetto toscano scritto da Ferdinando Galiani e pubblicato nel 1789, il termine cuccagna, significa «divertimento concesso un tempo alla popolazione di Napoli, consistente in una montagna dalla cui cima, tipo Mongibello (altro nome dell’Etna), uscivano maccheroni, salsicce e pezzi di carne cotta, i quali rotolavano sul dorso della montagna ricoperto di cacio grattugiato».

Inoltre, il termine è stato utilizzato nella letteratura di tutti i tempi, dal Decamerone di Giovanni Boccaccio a I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, per indicare il nome di un fantomatico paese dove il benessere, l’abbondanza e il piacere regnano sovrani. Infatti, questa città immaginaria è citata fin dai tempi delle commedie greche e lo si trova nei testi di molti popoli europei. Questo fa capire la grande diffusione del termine di origine gotica, il quale conserva la stessa radice della parola inglese cake, cioè torta.

L’ALBERO DELLA CUCCAGNA. Come già accennato per il rito terapeutico della Madonna della Croce, l’albero è da sempre stato sinonimo di vita, diventando un simbolo per molte culture europee. Le popolazioni germaniche onoravano gli alberi e gli dei a loro collegati attraverso dei doni, i quali venivano appesi ai rami degli alberi consacrati. Inoltre, gli alberi erano i protagonisti delle principali feste arcaiche, cioè il solstizio d’estate e il solstizio d’inverno. Mentre in quest’ultimo, il culto era facilmente associabile all’albero di Natale, per l’estate, esso era associato proprio all’albero della cuccagna. Sembra, infatti, che tale culto sia la trasformazione in gioco dall’arcaico rito dell’albero sacro di maggio, ovvero «un notissimo quanto antichissimo divertimento popolare, il cui l’albero era lo stesso utilizzato sulle navi, che, unto di grasso, alla cima era coronato di salami, formaggi, e cose simili, premio di chi primo lo monta», come riportato nel già citato Vocabolario delle parole del dialetto napoletano di Ferdinando Galiani.

La grande quantità di alimenti posti sul palo della cuccagna
La grande quantità di alimenti posti sul palo della cuccagna

LA CUCCAGNA NOCESE. Proprio per questi motivi, a Noci, la tradizione dell’albero della cuccagna la si ritrova nella festa rionale di San Giovanni, quando, intorno alle 23.00 del 24 giugno, un gruppo di persone cerca di arrivare in cima e raccogliere tutti gli alimenti lì appesi. Anticamente, erano molti i gruppi, anche di diversi comuni pugliesi, che cercavano di contendersi gli ambiti premi gastronomici, formando una vera e propria sfida a chi fosse il migliore. Col passare del tempo, il numero è andato sempre diminuendo, fino ai giorni nostri dove solo 5 persone, tutte nocesi, cercano di arrampicarsi fino in cima. Tra i vari alimenti, oltre ai vari salumi, caciocavalli, frutta e altri prodotti, un tempo veniva innalzato un agnello vivo, come accaduto nel 1974, o, come accaduto nel 1973, un bambolotto con in mano una banconota da 10 mila lire. Inoltre, questa tradizione non è stata perpetua nel tempo. Tralasciando gli anni in cui la festa rionale non ha preso piede, nel 1991, la sfida al palo della cuccagna non vede partecipanti, forse per il costo un po’ troppo salato della tassa di iscrizione.

Oltre all’albero della cuccagna del giorno di San Giovanni, nel corso degli anni, a Noci, ci sono state altre festività in cui si è replicata questa tradizione. In uno degli anni successivi alla fine del secondo conflitto mondiale, il 13 giugno, in occasione dei festeggiamenti nocesi in onore di Sant’Antonio da Padova organizzati dal Vincenzo Gigante, un palo della cuccagna veniva installato nella piazzetta alle spalle della Chiesa del Purgatorio, luogo dove dimorava anticamente una delle due statue del Santo. Anche in tempi più recenti, altre manifestazioni hanno goduto del palo della cuccagna oltre alla festa di San Giovanni. Il 2 luglio, giorno in cui si festeggia Santa Maria delle Grazie, è stato allestito un albero della cuccagna nei pressi dell’omonima statua in via Europa, solo in occasione dei festeggiamenti del 2004.

La presa della cuccagna nell’edizione 2016 della festa di San Giovanni
La presa della cuccagna nell’edizione 2016 della festa di San Giovanni

U SORGE E A GATTE. A conclusione dei festeggiamenti del Santo, la tradizione prevedeva anche lo spettacolo dei fuochi pirotecnici, i quali richiamavano una dimensione folklorica presente in tutta Europa. Nella notte di San Giovanni, infatti, si accendevano dei fuochi per celebrare l’estrema potenza del sole e per accompagnarlo nella sua fase decadente. A Noci, al posto di accendere un falò come accadeva già nella notte di Santa Lucia, si pensò di incendiare dei fuochi pirotecnici, conosciuti con il nome di u sòrge e a gatte, in cui due piccoli razzi si rincorrevano lungo un filo, ad imitazione dell’inseguimento tra il topo e il gatto. Tale dimensione folklorica richiama un rito fenicio in onore del Dio del Sole e protettore dalle paure del buio Moloch. Nello scontro tra i due animali, nemici per antonomasia, il gatto rappresentava il fuoco-sole, con i suoi occhi gialli capaci di guardare nell’oscurità, risaltando nel buio della notte, e il topo rappresentava le tenebre, essendo un’animale essenzialmente notturno. E se questo era lo sketch pirotecnico più conosciuto, anticamente si riproducevano, anche, la cavalcata dell’asino, il ballo del pagliaccio e fabbri all’incudine. Nello specifico, quest’ultimo spettacolo pirotecnico si rifà alla leggenda secondo cui Cristo e alcuni Santi ridavano la vita ai corpi passandoli nel fuoco della forgia. Purtroppo, nonostante i tanti significati nascosti, oggi nessuno è riuscito a riprodurre e continuare questa antica tradizione.

ALTRE TRADIZIONI. Se non siete soddisfatti delle tante notizie legate al culto di San Giovanni, eccovi altre interessanti tradizioni che affondano le proprie radici nel passato e si sommano alle già tante usanze elencate. Una di queste, denominata U cumbuère de San Gevuanne, vedeva nel 24 giugno la scelta del padrino di un battesimo, in onore dell’iniziazione effettuata a Gesù da parte di San Giovanni, sulle rive del fiume Giordano. Questo speciale e forte legame comparatico univa le due famiglie per ben 7 generazioni. Inoltre, al Santo è legata un’altra antica leggenda, conosciuta nel nostro paese come u suénne de San Gevuanne. Si narra, infatti, che Giovanni Battista, dormendo consecutivamente dal 23 al 25 giugno, impedì a Gesù di fargli gli auguri di buon onomastico. Il racconto, come già detto, è solo frutto della fantasia, data l’inesistenza degli onomastici, ma serviva, comunque, a sottolineare quanto profondo possa essere il sonno di una persona, paragonata, secondo questo mito, a quello di San Giovanni. In una seconda versione, invece, il povero Santo, dormendo a lungo, perde tutto il suo gregge.

Concludiamo tutta questa epopea con un altro modo di dire, questa volta legato al solo nome Giovanni, senza alcun riferimenti al Santo, ovvero ce te n’assce nu figghje minghiarile, o chiàmele Gevuanne o falle garbenire. Come mai è utilizzato proprio il nome Giovanni? A iniziare dal Medioevo e sino agli inizi del ‘900 del secolo scorso, il nome proprio di persona più diffuso tra i maschi in Italia era proprio Giovanni. Come spesso accade, i nomi di persona molto frequenti subiscono un peggioramento semantico trasformandosi in nomi comuni. Di fatti la donna Berta e il Ser Martino del tredicesimo canto del Paradiso dantesco sono nomi convenzionali di uso assai frequente nella letteratura medievale e indicano persone qualunque, lo stesso dei nostri Tizio e Caio. Così, il Giovanni del detto, ha assunto, sempre per peggioramento semantico, il significato di sciocco, allocco e stupido.

Come è stato possibile notare, sono tante le curiosità legate a questa singola festa, le quali, mescolandosi tra loro, ci portano in una dimensione magica in cui si fa festa giocando, cantando e mangiando. A conclusione di questi due articoli, proponiamo la poesia San Gevuanne di Pietro Gigante, capace di riassumere, in rima, tutto quanto detto finora.

Foto 8

(Si ringrazia Pietro Gigante per le fotografie della festa di San Giovanni. Inoltre, l’immagine della cappella dedicata al Santo è stata estrapolata dal libro Noci: percorsi storici nel centro antico di Pasquale Gentile).

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La magia della festa di San Giovanni (Parte prima) /2017/06/23/la-magia-della-festa-di-san-giovanni-parte-prima/ /2017/06/23/la-magia-della-festa-di-san-giovanni-parte-prima/#comments Fri, 23 Jun 2017 05:55:58 +0000 /?p=15569 NOCI – La festa di San Giovanni è l’unica festa di quartiere a sopravvivere ancora a Noci. Nonostante il culto duri un solo giorno ed interessi una piccola parte del paese, il forte legame tra i nocesi e San Giovanni è tale da congiungere tradizioni uniche nel loro genere, difficilmente riprodotte nelle altre feste patronali. San Giovanni unisce fede, storia, magia, cucina, dialetto e soprattutto musica.

Grazie all’aiuto di Mario Gabriele, Pietro Gigante e Giovanni Laera del Centro Studi sui Dialetti Apulo-Baresi e di Vittorino Curci, andremo alla scoperta di una festa che ha molto da raccontarci, tanto da essere divisa in prima e seconda parte. La suddivisione in paragrafi serve a facilitare la lettura, data la grande quantità delle informazioni presenti, permettendo di interrompere il discorso quando si vuole, per poi riprenderlo in seguito.

In questa prima parte, si scopriranno tutte le varie credenze popolari che si svolgevano nella notte della festa del Santo.

UHÉ MAMME U ZITE VÉNE. La notte di San Giovanni rappresentava in tutta Europa, e quindi anche a Noci, una notte magica. Il solstizio d’estate in molte culture antiche (Babilonesi, Greci e Romani) era ritenuto il giorno dello sposalizio tra il Sole e la Luna, il quale richiamava il rito della divinazione, finalizzato a capire con chi le ragazze si sarebbero fidanzate e sposate. Come scrive Alfonso M. di Nola nel libro Lo specchio e l’olio – Le superstizioni degli italiani, «la celebrazione cristiana si innesta sicuramente sulle festività europee che accompagnavano il solstizio d’estate che, secondo gli antichi calcoli, cadeva fra il 19 e il 25 giugno; era il momento della pienezza del sole che inaugurava l’estate, ma riprendeva anche il suo corso discendente verso l’autunno. Nella festa popolare, quale è celebrata oggi, si fondevano varie tradizioni di origine diversa e di epoca antica spesso precristiana. È un giorno denso di presagi, alcuni proprio nella stessa notte. Le fanciulle gettano nelle padelle piombo fuso e dalle forme che esso assume desumono aspetto e qualità de fidanzato».

Nello specifico, a Noci, il rito di divinazione voleva che le ragazze riempissero una bottiglia d’acqua dove poi si versava l’albume di un uovo. Dopodiché, questa era agitata e il tutto era versato in una bacinella che era depositata all’esterno della casa per tutta la notte. La mattina di San Giovanni, a seconda della forma che l’albume assumeva, si poteva dedurre il mestiere del futuro marito. Il rito propiziatorio era conosciuto con il nome a ssòle e seréne, dove seréne, per mutamento fonetico, è da intendersi per il greco classico Selene, ovvero Luna. La frase, quindi, assume il significato di al sole e alla luna, nascondendo la già citata leggenda delle le nozze tra i due elementi. Inoltre, la Luna richiamava un rapporto privilegiato con l’acqua. Perciò, un altro rito conferiva, alla rugiada della notte di San Giovanni, un influsso benefico per la Terra. Così, chi si bagnava rotolandosi nell’erba inumidita della cosiddetta acquagghje, acquisiva un fisico più scattante, più bello e più vigoroso.

Un altro rituale divinatorio riguardava le fave. A mezzanotte se ne prendevano tre. Ad una si toglieva completamente la buccia, ad un’altra solo la metà, mentre la terza doveva averla intatta. Si incartavano, venivano poste sotto il cuscino e la mattina se ne prendeva una a caso. Se si sceglieva la fava con la scorza intera, significava marito ricco, con mezza scorza abbastanza benestante e senza scorza molto povero. Provare per credere.

PANCIA MIA FATTI CAPANNA. Anche l’alimentazione subiva dei cambiamenti a partire dal giorno dedicato a San Giovanni. Da un po’ di anni a questa parte, a conclusione dell’evento Notti di Serenate, ci si raduna in piazza Plebiscito per degustare i felatine o i maccarune a San Gevuannidde, traducibili con spaghetti o maccheroni alla San Giovanniello. Il piatto prevede, nella preparazione, l’utilizzo di pomodori, acciughe e olio, aromatizzato con prezzemolo e capperi. Non a caso, l’utilizzo di questi ingredienti richiama la primizia del pomodoro, il quale, anticamente, in assenza di serre, era raccolto e venduto a partire dal giorno di San Giovanni, e l’acciuga salata la quale, in assenza dei frigoriferi, doveva essere consumata entro l’inizio dell’estate altrimenti sarebbe andata incontro alla putrefazione.

I felatine a San Gevuannidde, il piatto tipico del giorno di San Giovanni
I felatine a San Gevuannidde, il piatto tipico del giorno di San Giovanni

Inoltre, nel giorno di San Giovanni, sono presenti altre tradizioni culinarie, tramandate nel tempo attraverso i proverbi, come «A San Gevuanne lasse u figghje e pigghie a mamme» e «A San Gevuanne a recótte angappe ‘nganne». Andando a parafrasare il primo detto, il riferimento è rivolto alla carne e soprattutto a quella ovina, dove il figlio è riferito all’agnello e la mamma è riferita alla pecora, spiegando il tipo di carne più invitante da mangiare in quel periodo. Con l’inizio della mietitura, effettuata a partire dal giorno di San Vito (15 giugno), come richiama il proverbio «A Sande Vite o gialle o vèrde, mite!», la pecora era messa all’ingrasso. Così, l’animale, mangiando gli steli secchi e senza profumo, non alterava il gusto della sua carne rispetto all’erba fresca, la quale trasformava sensibilmente il suo sapore.

La ricotta presente nel secondo proverbio, invece, si riferisce alla ricotta forte, detta askuande. Con il caldo estivo, infatti, la ricotta forte perdeva la bontà che sprigionava durante l’inverno, perché riscaldava chi la mangiava. Solitamente era spalmata sul pane abbrustolito, accompagnata da una ricca spolverata di pepe o, in altri casi, era consumata insieme ai cavatelli. Il detto, in definitiva, era un invito a non consumarla più.

IL LIQUORE DELLE STREGHE. Infine, alla festa del Santo è legato anche un altro prodotto tipico del nostro paese, ovvero il nocino. Per tradizione la sua preparazione iniziava il giorno di San Giovanni, giorno in cui ricadeva il solstizio d’estate secondo gli antichi calendari. Il 24 giugno, infatti, oltre a rientrare nel periodo in cui si iniziavano a raccogliere le noci, rappresentava, secondo alcune leggende, un giorno magico e soprattutto stregato. Sempre secondo Alfonso M. di Nola «la notte di San Giovanni costituisce un momento rilevante nel calendario magico. In essa le streghe danzano, si ungono e, cavalcando la scopa o il caprone, volano per partecipare al grande sabba (una riunione) celebrato sotto il noce di Benevento o in altri luoghi a ciò deputati».

Uno di questi luoghi si trovava nella vicina Putignano ed è citato nel libro Pregiudizi popolari putignanesi di Antonio Karusio. «Vi era un enorme, ed annoso, albero di noce, il cui tronco misurava due metri di altezza e grosso a tal punto che due uomini appena lo abbracciavano. I suoi rami maggiori erano quattro e si trovavano disposti a croce. Sotto questo immenso albero, chiamato ‘albero delle trenta genti’, si credeva che la notte si raccogliessero le streghe, gli stregoni ed i diavoli per tenere un’assemblea, nella quale danzavano sui rami del noce. Quest’albero fu distrutto in parte da un fulmine e, agli inizi di questo secolo (1800) morì per la sua età decrepita».

Proprio per questo motivo, per proteggersi dall’imponente influsso di forze negative, si preparava una bevanda magica e miracolosa, tanto da essere considerato un ottimo rimedio contro tutti i mali. Tale motivo lega l’inizio della sua preparazione con il giorno in cui si festeggia il Santo. Così, a partire dal 24 giugno il mallo della noce era immerso nello spirito, ovvero l’alcool, e questo lo si lasciava macerare per un periodo di circa quaranta giorni, da San Gevuanne a San Demeneche, cioè il 4 agosto secondo la vecchia ricorrenza.

Il frutto dell’albero della noce. In verde il mallo, utilizzato per la preparazione del nocino
Il frutto dell’albero della noce. In verde il mallo, utilizzato per la preparazione del nocino

LA NOTTE DELLE SERENATE. Istituita per la prima volta nel 1986 ed ideata dall’allora presidente della rinata Pro Loco Vittorino Curci, le serenate sono, forse, la manifestazione più attesa della festa poiché, attraverso la buona musica, hanno da sempre riscaldato i cuori di tutti i nocesi, accompagnandoli fino a notte fonda. Facendo un passo indietro, anticamente, le serenate erano un punto di incontro della popolazione e soprattutto un modo per festeggiare un fidanzamento, un compleanno o un onomastico. Ogni occasione, infatti, era buona per far festa.

Questo presupposto si incrocia con un ricordo di una serata agli inizi degli anni ’80. Era la notte dell’8 settembre, giorno dedicato alla Natività di Maria, quando il gruppo nocese La Frasca, dopo una festa, senza aver voglia di dormire, decise di animare a suon di musica il centro cittadino. Così, Minuccio Silvestri (Chèpedevòzze), Giovanni Martucci (Giuanne Vèrde), Tonino Ricco, Donato Guagnano, Pinuccio Curci (Ménzapizze), Giovannino Miccolis (Cavatidde), Mino Simone e molti altri, presi dall’impeto festaiolo, incominciarono a cantare delle serenate. La gente si affacciava dalla finestra, scendeva in strada, allestiva un banchetto, offriva da bere e festeggiava con i musicisti. Da una gnostra all’altra, tutto il borgo antico era in festa.

Conservando l’esperienza, Vittorino intuì che l’atmosfera delle serenate poteva risvegliare la magia della notte, contribuendo al senso di amicizia con una dichiarazione d’amore per gli altri attraverso la musica. E la scelta non poteva che ricadere nella vigilia di San Giovanni, la notte più suggestiva dell’anno, legata alle credenze e alle tradizioni popolari, una notte di divinazione in cui si interroga il destino attraverso una serie di riti antichissimi. E, soprattutto, inizia l’estate, fa caldo, i balconi sono aperti e la gente stenta ad andare a letto.

Alcuni suonatori della prima edizione di Notti di Serenate, vicino alla vecchia sede della Pro Loco, in via Pozzo Epifani
Alcuni suonatori della prima edizione di Notti di Serenate, vicino alla vecchia sede della Pro Loco, in via Pozzo Epifani

Così, nel 1986, passata la mezzanotte del 23 giugno, un gruppo di musicisti nocesi, in un’atmosfera di intimità, con sorpresa e meraviglia dei cittadini, al chiaro di luna e sotto la fioca luce di un lampione, rompeva il silenzio notturno con i melodiosi suoni di una fisarmonica, una chitarra e un mandolino. La gente, curiosa, si affacciava alla finestra, scendeva nelle strade per cantare e festeggiare allegramente. E dopo aver suonato tre pezzi, tra cui brani strumentali e vocali della tradizione nocese, nonché canzoni tipiche del repertorio italiano, così come tutto nel silenzio era incominciato, nel silenzio tutto finiva. Ci si spostava in altre piazze, in altre gnostre e in altri larghi del centro cittadino, oppure si osava andare al di fuori delle mura, sugli incroci e nelle periferie e, soprattutto, si cantava fino alle prime luci del mattino.

Con il passare delle edizioni, la manifestazione ha subito un cambiamento, diventando un percorso itinerante nel centro storico, incorporando anche le macchiette, stravolgendo, così, il progetto iniziale. Se oggi si volesse recuperare la manifestazione, le serenate si dovrebbero realizzare a sorpresa, senza indicare il giorno in cui si svolgono, all’insaputa dei cittadini, altrimenti si perderebbe quel clima suggestivo e magico. Altrimenti Non si potrebbe parlare di serenate, perché, se centinaia di persone popolano le strade, esse non si rivolgerebbero più a nessuno. Invece, dovrebbero essere i musicanti ad andare ad accogliere la gente, trovandola impreparata e in pigiama, perché doveva essere un omaggio a una persona. Tutto il vociare della gente fa perdere anche quel silenzio della notte in cui nasce il suono. È come se la notte fosse stata già violentata.

Le serenate, quindi, traghettano i cittadini al giorno dei festeggiamenti in onore di San Giovanni. La bassa musica, la cuccagna e i fuochi pirotecnici sono solo alcune delle tradizioni in onore del Santo, di cui vi parleremo nel secondo appuntamento, previsto per domani 24 giugno.

(Si ringrazia la Biblioteca Comunale Mons. Amatulli per aver fornito le fotografie della prima edizione della manifestazione Notti di Serenate).

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Scout Agesci Noci 2: festa per i vent’anni di servizio sul territorio /2017/06/14/scout-agesci-noci-2-festa-per-i-ventanni-di-servizio-sul-territorio/ /2017/06/14/scout-agesci-noci-2-festa-per-i-ventanni-di-servizio-sul-territorio/#comments Wed, 14 Jun 2017 07:38:34 +0000 /?p=15408 NOCI – Lo scorso 11 giugno il parco sito nei pressi del santuario della Madonna della Croce si è colorato di gioia, ricordi, emozioni e profondi sentimenti di grandi e piccini, tutti uniti per festeggiare insieme il ventennale di servizio sul territorio nocese del gruppo scout Agesci Noci 2.

Avvolti in un’atmosfera quasi magica, tutti i capi, i lupetti e le lupette, gli esploratori, le guide, i rover e le scolte, hanno voluto condividere con l’intera comunità nocese questa grande gioia, attraverso una giornata dedicata al gioco, alla preghiera, e soprattutto alla condivisione, per rinnovare la promessa che segue la legge dello scoutismo attraverso canti e letture.

Nel pomeriggio i piccoli del gruppo, i lupetti e le lupette, hanno condotto i passanti in un viaggio nel tempo alla riscoperta dei giochi che hanno fatto la storia ma che sono stati oramai dimenticati, come il tiro alla fune e la corsa con i sacchi. I più grandi invece, hanno allestito tra gli alberi che circondano il parco una mostra, raffigurante anno dopo anno, mediante immagini e simboli, tutte le tappe fondamentali raggiunte in questi 20 anni di attività.

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Successivamente, si è lasciato spazio ad un breve momento di condivisione in cui sono stati spiegati i significati dei simboli che da sempre contraddistinguono ed identificano il gruppo Noci 2, come l’iconografia di Cristo, costruita nel 2008 e divenuta figura portante dell’intero gruppo, il quale nello stesso anno fu intitolato a Nicolino De Luca, uno dei fondatori del Noci 2.

Inoltre, sono intervenuti i responsabili della zona Bari sud dell’Agesci Maria Giuliano e Antonio Intini, che hanno evidenziato l’importanza di “passare il testimone” ai giovani scout come in una staffetta generazionale, al fine di garantire il futuro del gruppo; l’arciprete don Peppino Cito, responsabile della comunità ecclesiale locale, il quale ha sottolineato l’importanza degli scout come educatori, specialmente in questo periodo di emergenza educativa; Mirko de Leonardis, capogruppo dell’Agesci Noci 1, favorevole ad un dialogo fraterno tra i due gruppi scout nocesi, al fine di favorire un confronto educativo di crescita comune; e il sindaco Domenico Nisi, che ha esternato il suo profondo legame con lo scoutismo, augurando ai capi scout di continuare a guidare questa bella realtà. A tutti coloro che sono intervenuti è stato regalato un kit del ventennale, comprensivo del tipico fazzolettone con i colori del Noci 2, una sacca, un portachiavi ed una maglietta.

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Al termine della cerimonia inaugurale, don Vito Gentile ha celebrato la santa messa, alla quale è succeduta la vera festa, ricca di frittelle e musica popolare offerta dal gruppo locale Tammorra Felice.

Il capo gruppo del Noci 2 Francesco Lippolis, a LeggiNoci.it ha dichiarato: «Vent’anni sono per noi un punto di arrivo nonché un punto di partenza importante. Abbiamo voluto richiamare tutti i ragazzi e i capi che sono passati dal gruppo Noci 2 e radunarli, perché se noi siamo qui oggi è anche grazie a loro. Aver portato circa 300 persone a partecipare al gruppo vuol dire che qualcosa abbiamo instillato in loro, soprattutto un senso civico e sociale, perché lo scoutismo è un mezzo per formare dei buoni cittadini e non un fine. Se riusciamo a far partecipare ancora più persone credo che aiuteremo a far crescere tutta la nostra comunità».

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I.C. Pascoli-1° Circolo: “Emozioni in festa” /2017/06/10/i-c-pascoli-1-circolo-emozioni-in-festa/ /2017/06/10/i-c-pascoli-1-circolo-emozioni-in-festa/#comments Sat, 10 Jun 2017 05:35:58 +0000 /?p=15345 NOCI – Lo scorso 8 giugno è stato un giorno di festa per gli alunni frequentanti l’ultimo anno delle scuole dell’infanzia dell’Istituto Comprensivo Pascoli-1° Circolo, i quali hanno messo in scena, presso la scuola dell’infanzia “Guarella”, un significativo e coloratissimo spettacolo dal titolo Emozioni in festa, realizzato grazie alla supervisione, alla costanza e alla passione delle insegnati che hanno proposto questo meraviglioso progetto di crescita individuale e sociale.

La rappresentazione è stata un’occasione per salutare, con un momento di condivisione unico e speciale, i bambini di cinque anni che il prossimo anno si accingeranno alla scuola primaria, conservando nei propri cuori i ricordi e gli insegnamenti acquisiti durante gli anni vissuti nella scuola dell’infanzia.

Lo spettacolo rappresenta, come affermato dalla coordinatrice del progetto Dora Villino a presentazione della serata, «la sintesi del lavoro svolto nel corrente anno scolastico e, allo stesso tempo, la prima tappa del progetto didattico triennale “Cresco e divento cittadino consapevole”. Il progetto scelto quest’anno ha come tema “le relazioni e le emozioni”, componenti fondamentali dell’educazione alla cittadinanza. Certi del fatto che il benessere dei bambini passi dalla qualità delle amicizie e degli affetti, si è lavorato per sostenere un’educazione al “Sentire e al Comprendere” per aiutarli a conoscere, riconoscere e a gestire le proprie emozioni, condizione fondamentale per uno sviluppo equilibrato della personalità».

Infatti, nel corso dell’intero anno scolastico, i piccoli alunni hanno esplorato il loro universo interiore, dando forma e consapevolezza alle molteplici emozioni che abitano in ogni persona. Mediante specifiche attività ludico-narrative, sono state analizzate la paura, la gioia, la felicità, la tristezza, la rabbia, lo stupore e la sorpresa, imparando a riconoscerle e ad apprezzarne la bellezza.

Lo spettacolo finale di questo lungo percorso di crescita è stato incentrato su tre emozioni in particolare, rappresentate attraverso simpatici balletti: la tristezza, interpretata dagli alunni del plesso Seveso, la felicità, messa in scena dai bambini del plesso Tinelli, e la rabbia, impersonificata dagli allievi del plesso Guarella. Inoltre, alle rappresentazione si sono alternati dei canti sempre legati al tema cardine della serata, come Un’emozione per sempre, La giostra delle emozioni, La marmellata della felicità e Prendi un’emozione, canzone vincitrice dello Zecchino D’oro nel 2015.

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A conclusione della serata, sono intervenuti il sindaco Domenico Nisi, da sempre attento al percorso di crescita di questi piccoli nocesi, e il direttore del comprensivo Giuseppe D’elia, che ha benevolmente accolto e sostenuto il progetto, al quale hanno aderito anche gli alunni del plesso di Lamadacqua.

Infine, in seguito ai ringraziamenti rivolti al dirigente della Biblioteca Comunale Giuseppe Basile, sempre attento al mondo della scuola, specie a quella dei piccoli, ed ai genitori, che hanno offerto il proprio supporto alle insegnanti per la realizzazione dello spettacolo, i piccoli alunni hanno ricevuto un attestato in ricordo dell’esperienza trascorsa alla scuola dell’infanzia, ed hanno salutato tutti i presenti sulle note della canzone Happy.

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SUD’S in fermento – Beer Festival, a Noci si brinda con la birra artigianale /2017/05/21/suds-in-fermento-beer-festival-a-noci-si-brinda-con-la-birra-artigianale/ /2017/05/21/suds-in-fermento-beer-festival-a-noci-si-brinda-con-la-birra-artigianale/#comments Sun, 21 May 2017 05:45:24 +0000 /?p=14904 NOCI – A consolidamento dell’ormai noto successo delle precedenti edizioni, a Noci, in provincia di Bari, cittadina dell’enogastronomia tra le più note in Italia, nei giorni compresi tra il 31 maggio e il 04 Giugno 2017 avrà luogo la 3° edizione del “SUD’S in fermento – Beer Festival”.

La kermesse, conosciuta dal pubblico regionale e da tutti gli appassionati di festival “open air”, si presenta al solito completa di attività e intrattenimenti collegati all’universo della birra artigianale: gli apprezzati stand gastronomici che offriranno cibi prelibati, i cooking-show di chef pugliesi noti e talentuosi che utilizzando i più famosi prodotti del territorio creeranno piatti perfetti da abbinare alle birre proposte, e poi l’immancabile intrattenimento offerto dagli artisti di strada, dai gruppi musicali in concerto tutte le sere e dalla “Special Guest” di questa edizione, Uccio De Santis che con il suo MUDU’ si produrrà in uno spettacolo di cabaret ad altissimo coinvolgimento popolare.

Come avvenuto nelle prime due edizioni, il Birrificio SUD’S, padrone di casa, proporrà in degustazione le proprie birre più quelle di un Birrificio Artigianale ospite, per questa 3° edizione rappresentato dal noto Birrificio BIRRANOVA, di Triggianello, uno dei pionieri della produzione regionale, per rinsaldare un legame fatto di conoscenza, arte e cultura brassicola, in abbinamento alle eccellenze gastronomiche della Puglia dei trulli e delle grotte.

Cinque giorni spettacolari da non mancare, all’insegna del puro divertimento, in quello che è diventato a tutti gli effetti il primo appuntamento stagionale di riferimento per tutti coloro che si apprestano a “vivere” l’estate nel meraviglioso territorio di Puglia.

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In&Out il meglio e il peggio della settimana /2017/05/07/inout-il-meglio-e-il-peggio-della-settimana-51/ /2017/05/07/inout-il-meglio-e-il-peggio-della-settimana-51/#comments Sun, 07 May 2017 08:08:25 +0000 /?p=14668 NOCI – Anche questa settimana puntualmente siamo pronti nel sfornarvi “calda” e “fumante” la nostra/vostra succulenta più che mai pietanza preferita: In & Out, i fatti e i misfatti della settimana sapientemente cucinati e cotti a puntino, dal Vostro amabile Chef. Questa settimana sul podio la festa “du tre de mesce”, giù dal podio ancora una volta i misfatti della politica nocese.

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IN – Grande successo è meritato plauso alla festa della Madonna della Croce. L’edizione appena andata in archivio è stata un grande successo, erano anni che non si vedeva una festa patronale organizzata in modo esemplare dal locale Comitato Feste Patronali, al cui timone c’è Don Peppino, coadiuvato da un nutrito numero di collaboratori, gente seria che con tenacia e abnegazione ha allestito un programma che è stato apprezzato dai nocesi. Il ritorno dopo due lustri delle luminarie targate Faniuolo è stato un successo, le strade nocesi addobbate dai ricami luminosi della ditta putignanese hanno riscosso il consenso unanime da parte dei cittadini nocesi, che hanno riscoperto il piacere di passeggiare per Piazza Garibaldi e via Aldo Moro. Tutti con il naso all’insù, grandi e piccini rapiti dai ricami artistici delle arcate sfarzosamente “retrò”. Altra chicca della festa è stato lo spettacolo pirotecnico andato in scena la sera del 3 maggio ad opera della “Chiarappa Fireworks” ditta pluridecorata di San Severo (Fg). L’affascinante spettacolo pirotecnico è andato in scena subito dopo la fine della partita di semifinale di Champions che ha visto il successo della Juventus nel principato di Monaco, i tanti tifosi bianconeri hanno così, potuto degnamente festeggiare e irridere i tifosi avversari, specie interisti e milanisti, anche “godendo” dello spettacolo pirotecnico. Speriamo che il Comitato Feste Patronali, faccia partire una richiesta di supporto economico all’indirizzo del presidente Agnelli. Per la seconda volta consecutiva la banda cittadina S. Cecilia-Sgobba, si è resa protagonista di un eccellente concerto di musica leggera, riadattate e rivisitate dai trenta musicisti, degna e suggestiva la location scelta: la cassa armonica barocca in Piazza Garibaldi, nonostante la serata fosse fredda il pubblico ha apprezzato e applaudito all’evento.

 

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OUT – AAA cercasi minoranza disperatamente. La situazione è grottesca, nonostante gli ultimi accadimenti che hanno lasciato i nocesi in preda a dubbi e sconcerto, dopo due settimane nulla è dato sapere sul futuro della giunta Nisi. I cittadini stanchi e confusi chiedono chiarezza sui noti fatti su cui indaga la magistratura ma soprattutto si interrogano sul silenzio tombale delle forze di maggioranza e sull’assenza di interpellanze poste in essere dalle forze di minoranza. Attualmente si evince che il primo cittadino detiene ancora per se pensando di poterle gestire le deleghe degli ex assessori Vittorio Lippolis e Antonio Locorotondo. Intanto dall’ufficio di presidenza del consiglio comunale è giunta la convocazione del consiglio comunale che si svolgerà il prossimo 11 maggio, all’ordine del giorno c’è un solo punto: “approvazione dello stato patrimoniale e del rendiconto di gestione 2016.”

Vogliamo ben sperare che le forze di minoranza abbiano quantomeno preparato delle interpellanze in merito ai noti fatti, e che “finalmente” pervasi nonché animati dal sacro fuoco ardente della verità chiedano all’unisono che venga fatta luce su quale futuro attende la giunta Nisi.

Al momento l’unica forza “animata” e protesa alla ricerca di chiarezza è il gruppo Fratelli d’Italia- Alleanza Nazionale, che con tenacia e non avendo voce e rappresentanti in consiglio, comunque sono attualmente l’unica contro-voce e protestano all’indirizzo della attuale giunta realizzando “tazebao” dove denunciano pubblicamente fatti e misfatti della giunta Nisi.

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Madonna della Croce, il programma della festa /evento/madonna-della-croce-il-programma-della-festa/ /evento/madonna-della-croce-il-programma-della-festa/#comments Sun, 30 Apr 2017 15:30:00 +0000 /?post_type=tribe_events&p=14463 NOCI – Con l’arrivo di maggio, Noci si presta a festeggiare la compatrona B.V. Madonna della Croce. Riportiamo i riti religiosi e civili che si protrarranno per tutto il mese di maggio.

Domenica 30 aprile 2017: Ore 17.30 dal Santuario della Madonna della Croce processione con l’effige della B.V.M della Croce – Ore 19.00 Chiesa Madre: Santa Messa

Martedì 2 maggio 2017: Sante Messe: ore 7.00, 19.00 – Al termine della Santa Messa vespertina omaggio floreale all’icona della Madonna in Piazza Garibaldi

Piazza Plebiscito, ore 21.00 – Concerto di musica leggera a cura della Banda cittadina S. Cecilia – G. Sgobba.

Mercoledì 3 maggio 2017: Festa Liturgica della B.V.M. della Croce – Chiesa Madre, Sante Messe: ore 7.00, 8.30, 10.00, 19.00 – ore 11.30: Processione per le vie del centro storico

Gran concerto bandistico Città di Acquaviva delle Fonti, M° Dominga Damato

Ore 22.30 Grande spettacolo pirotecnico della ditta Chiarappa Fireworks di San Severo

Giovedì 4 maggio 2017: Chiesa Madre, Sante Messe: ore 7.00, 8.30, 18.00 – ore 19.00: Processione lungo l’Estramurale del paese.

Orchestra di fiati G. Chielli Città di Noci, M° Giuseppe Carbonara

Mercoledì 31 maggio 2017: Chiesa Madre, ore 17.30, Santa Messa – A seguire processione verso il Santuario – All’arrivo della processione al Santuario: Santa Messa.

Ultima settimana di maggio 2017: Eventi conclusivi, celebrazioni giubilari. 1316 – 2016: UNA CHIESA, UN PAESE

30 aprile, 3 e 4 maggio: batterie d’onore a cura delle ditte Gioiese Fireworks e Chiarappa Fireworks

30 aprile, 4 e 31 maggio presterà servizio la Banda cittadina S. Cecilia – G. Sgobba

Luminarie a cura della ditta Faniuolo Illuminazioni di Putignano

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